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Fin dagli esordi, il progetto "Fototeca di Sardegna" si è qualificato, caratterizzato e contraddistinto come "progetto in rosa", cioè interamente affidato alla direzione, al coordinamento e alla cura di soli soggetti femminili, sia nelle sue componenti della Biblioteca di Sardegna che in quelle dell'Editoriale Documenta così come nelle collaborazioni esterne.
La motivazione della scelta è cesellata nel testo redatto dalla dott.ssa Marianna Orsi, nella prefazione al volume In Villafranca in Lunigiana (Cargeghe, Editoriale Documenta, 2015) pubblicato nell'ambito del progetto "Fototeca di Toscana".
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Non è solo questione di pari opportunità ma anche una questione storica e culturale.
Fin dalla notte dei tempi alle donne è affidato il compito di custodire, conservare e tramandare. Nell’antica Grecia la donna era considerata un essere privo di un’anima razionale, tuttavia l’antica letteratura agricola greca e latina (Le opere e i giorni di Esiodo, il De agricultura di Catone) delinea la figura della massaia: la saggia, silenziosa, laboriosa custode del focolare. Colei che, mentre il marito fatica all’esterno, si occupa di conservare in casa i frutti della terra e i saperi necessari alla gestione della famiglia, di una memoria che poi trasmetterà ad altre donne. Nell’Antica Roma il pater familias aveva diritto di vita e di morte sulla famiglia, la donna non era diversa da qualsiasi altra sua proprietà. Tuttavia alle madri era affidato il compito di educare i figli al mos maiorum, la memoria degli antichi esempi e dei valori dello stato romano. La figura della mater educatrix passa alla civiltà cristiana, attraversa i secoli (i trattati medievali e rinascimentali sulla donna raccomandano il modello della letteratura agricola classica) giungendo intatta fino alla grande idealizzazione della maternità dell’Ottocento (con la fioritura del culto della Vergine, delle sante, la proclamazione del Dogma dell’Immacolata Concezione nel 1854) e della prima metà del Novecento (si pensi al valore della madre italica durante il fascismo).
Alle donne del Novecento, come alle massaie descritte nella letteratura di epoche remote, spettava il compito di raccogliere, conservare, tramandare. Non solo castagne, frutta, pomodori da trasformare in conserve, ma anche saperi.

Dott.ssa Marianna Orsi
(testo tratto da Marianna Orsi, In Villafranca in Lunigiana, Cargeghe, Editoriale Documenta, 2015)